Alla Casa di Cura Santa Rita di Atripalda, struttura del Gruppo NefroCenter, è stato eseguito con esito positivo un intervento di chirurgia ortopedica ad alta complessità su un giovane paziente di 16 anni, affetto da una grave limitazione funzionale del gomito sinistro conseguente agli esiti di una precedente frattura.
Il caso ha richiesto un’attenta valutazione multidisciplinare e una pianificazione chirurgica altamente personalizzata, con l’obiettivo di preservare il più possibile l’anatomia e la funzionalità dell’articolazione, particolarmente importanti in un paziente ancora in fase di crescita.
La conseguenza più importante era una grave e dolorosa limitazione dei movimenti di rotazione dell’avambraccio, fino al blocco completo della pronosupinazione, con significative ripercussioni anche sulle normali attività quotidiane.
A guidare l’intervento sono stati il Professor Raffaele Russo, responsabile del Centro di Alta Complessità Ortopedica del Gruppo NefroCenter, e il Dottor Enrico Guerra, direttore della Chirurgia Spalla e Gomito dell’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, con la collaborazione del Dottor Antonio Guastafierro.
Di fronte alla complessità del quadro clinico, l’équipe ha scelto un approccio conservativo e personalizzato, evitando, laddove possibile, l’asportazione del capitello radiale.
L’obiettivo è stato quindi quello di preservare l’articolazione naturale e recuperare la funzionalità del gomito, intervenendo in maniera mirata sulla deformità presente.
Uno degli elementi determinanti nella gestione del caso è stata la fase di pianificazione preoperatoria.
Grazie all’utilizzo di modelli tridimensionali, realtà virtuale, stampa 3D e strumenti avanzati di analisi digitale, è stato possibile studiare nel dettaglio l’anatomia del paziente e simulare virtualmente le diverse possibilità chirurgiche.
Questa fase ha consentito all’équipe di valutare con precisione la deformità e di individuare la strategia più conservativa e appropriata.
La soluzione individuata è stata un’osteotomia del radio, attraverso la rimozione calibrata di una piccola porzione di tessuto osseo, con l’obiettivo di correggere la deformità e ristabilire la corretta funzionalità articolare.
Il caso rappresenta un esempio concreto di come l’integrazione tra esperienza chirurgica, pianificazione digitale e tecnologie innovative possa offrire nuove possibilità nella gestione di patologie ortopediche particolarmente complesse.
Il risultato dell’intervento conferma l’importanza di un approccio chirurgico che non si limiti alla risoluzione del problema nell’immediato, ma tenga conto anche delle prospettive funzionali future del paziente.
In un adolescente, preservare il più possibile l’articolazione naturale significa infatti cercare di ridurre il ricorso a soluzioni protesiche premature e consentire al giovane paziente di affrontare il proprio percorso di crescita con le migliori condizioni funzionali possibili.